“ L’ORTOPEDICO INFORMA ”
a cura del dott. Sergio Galanti
I Traumi del bacino
I traumi del bacino implicano, a seconda della loro gravità, un trattamento di emergenza-urgenza in cui la tempestività d’intervento e la coordinazione tra specialisti sono determinanti. Un’ulteriore complessità è rappresentata dalla gestione del paziente in fase riabilitativa, periodo in cui spesso possono venire coinvolti specialisti dell’area urologica, ginecologica, neurologica e gastroenterologica. Le ossa del bacino svolgono tre importanti funzioni:
- Sorreggono il peso della parte superiore del corpo;
- Connettono il busto agli arti inferiori;
- Proteggono gli organi pelvici sottostanti.
La principale causa di fratture di bacino è rappresentata dai traumi a diversa etiologia, nonché dall’osteoporosi diffusa soprattutto tra gli anziani. Per una corretta loro diagnosi sono fondamentali l’anamnesi, l’esame obiettivo e la diagnostica per immagini. Il trattamento è di regola conservativo per le fratture meno gravi, anche se non si può escludere la correzione chirurgica adottata quasi sempre per le lesioni più gravi. Il trattamento conservativo prevede:
- Riposo a letto con busto inclinato a 45°/60°;
- Terapia farmacologica (antidolorifici, Fans, anticoagulanti);
- Fisioterapia (Laser ad alta potenza, Magnetoterapia, Terapia manuale);
- Ausili per la deambulazione.
Le fratture di bacino stabili tendono ad avere una prognosi migliore rispetto a quelle instabili, con tempi di recupero decisamente ridotti, con una responsività migliore ai trattamenti. Le fratture di bacino più gravi, che si verificano a seguito di traumi ad alta energia, sono più comuni nella popolazione giovane-adulta e si associano ad una elevata morbilità e mortalità. In conseguenza della loro sede possono frequentemente associarsi a lesioni gastrointestinali, urologiche e ginecologiche. Il trattamento della fase acuta avviene generalmente al Pronto Soccorso e prevede il mantenimento della stabilità di tutte le funzioni vitali. Il Trauma Team, composto da Rianimatore, Chirurgo Ortopedico e Radiologo attua una serie di procedure mirate al blocco del sanguinamento, al mantenimento della circolazione e al supporto della coagulazione. Dopo le procedure rianimatorie verranno espletate quelle atte ad una migliore visualizzazione della lesione osteo-ligamentosa, ad individuare eventuali lesioni viscerali correlate e ad identificare eventuali sanguinamenti arteriosi. Eseguite queste procedure il paziente verrà trasferito in sala operatoria per una stabilizzazione della frattura attraverso le metodiche più appropriate. Una volta stabilizzato il paziente verrà sottoposto ad un trattamento definitivo, eseguito in genere tra il 2° ed il 5° giorno, che prevede la riduzione e la sintesi della frattura in maniera stabile affinchè possa essere permessa una mobilizzazione precoce e la ripresa delle normali attività. Scendendo in dettaglio il ruolo della Riabilitazione nelle fratture di bacino gravi è quello di ridurre al minimo, compatibilmente con le indicazioni chirurgiche, il tempo di immobilizzazione in modo da favorire un quanto più completo recupero funzionale. E’ molto importante per questo motivo che il percorso riabilitativo abbia inizio subito dopo l’intervento chirurgico. Lo stesso può essere suddiviso in tre fasi.
- Prima Fase dell’immobilità e del riposo a letto. Ha inizio subito dopo l’intervento appena le condizioni cliniche del paziente sono stabili. Alla contrazione isometrica dei muscoli dell’anca eseguita al letto del paziente si associa la kinesi passiva di ginocchio e caviglia bilateralmente e dell’anca controlaterale. Per l’anca del lato operato si procederà in maniera cauta e graduale. In questa fase il fisioterapista può avvalersi di Massoterapia drenante e linfodrenante, di correnti stimolanti il tono muscolare e di correnti antalgiche.
- Seconda Fase della ripresa della stazione eretta e delle attività. Dopo 15/20 gg. dall’intervento chirurgico il paziente inizia la graduale ripresa della stazione eretta evitando il carico sul lato operato. Saranno inoltre introdotti esercizi isotonici anche in posizione seduta. Ci si potrà avvalere dell’ausilio di terapie fisiche quali la Tecar, in atermia, la Tens e gli Ultrasuoni per la funzione da loro svolta sul dolore, sugli edemi e sugli ematomi. Alla completa guarigione della ferita chirurgica ai potrà pure intraprendere l’Idrokinesiterapia.
- Terza Fase della ripresa del carico e del ritorno a casa. Questa fase ha inizio a 30 gg. circa dall’intervento quando viene concesso il carico parziale, fino ad arrivare al carico completo a distanza di 12 settimane. Il lavoro può essere incrementato monitorando il grado di guarigione della frattura e la soglia del dolore del paziente. Il recupero del tonotrofismo, concentrato sui distretti deficitari, sarà volto al ripristino dell’equilibrio muscolare, della postura e della propriocezione. Il ripristino delle capacità motorie si rivela fondamentale per il recupero della autonomia nelle attività della vita quotidiana, fattore determinante per il reinserimento del paziente nel suo contesto sociale e di vita precedenti al trauma, scopo principale dell’approccio all’evento patologico.







